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Sogno.

Stanotte ho fatto un sogno, uno di quei sogni così strani che non vanno via al mattino, uno di quei sogni che cercano di dirti qualcosa, che non sembrano neanche sogni.

Stavo in una città che non conoscevo, in una periferia poverissima. Ero come perso fra le baracche. Non c'era nessuno ed era tutto bruttissimo, buio e metallico, pieno di muri di acciaio. A un certo punto, girando fra i bungalow fatti di tende stracciate e lamiere, ho detto ad alta voce: "Qui non c'è proprio niente di bello! Proprio niente!"
Una voce, da una delle baracche, mi ha risposto: "Non è vero!". Da dietro una tenda è spuntata una bambina sui dieci, forse dodici anni, su una biciclettina. La bambina era completamente calva: ho capito che era malata di tumore e stava facendo la chemioterapia. Mi sono scusato con lei, e ho cominciato a parlarle. Le ho promesso che sarei tornato. E infatti, dopo avermi guidato con la sua biciclettina fuori dalla baraccopoli, mi sono ritrovato di nuovo fra le vie di lamiere, come se fosse stato un altro giorno. 
Sono andato a cercare ancora la bambina. E l'ho trovata sulla sua biciclettina. Abbiamo parlato un po' di cose che non ricordo, e poi l'ho portata fuori dalle baracche: volevo farle mangiare qualcosa di buono e siamo andati a prendere un panino, in un locale. Lei sembrava vedesse tutto per la prima volta e si stupiva su ogni cosa, e io le spiegavo tutto con piacere.
Alla fine, dopo un lungo silenzio, le ho chiesto se era malata grave, e lei mi ha risposto che le rimaneva poco da vivere. Ricordo di aver provato un brivido. Le ho chiesto quanti anni avesse, e lei mi ha risposto, così piccola, che era nata nel 1975.
"Ha la mia età", ho pensato.
Così piccola... era rimasta bambina e si era persa un sacco di cose. E il suo volto, lo vedevo di profilo, è diventato un po' più vecchio, come se avesse acquistato più saggezza e tristezza insieme.
 
E poi, prima di svegliarmi, ho pensato che quella bambina/ragazza/donna ero io.

Pubblicato il 29/5/2007 alle 22.33 nella rubrica Diario.

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