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Ritorno amaro.

1 maggio 2006

Basta.
Basta con la birra.
Basta.

Oggi si torna a casa.
Basta.

Ieri sera... ieri sera...

...ah, sì: dopo la spaghettata nella casa sul fiume, si è tornati di buon ora all'ostello. L'idea era questa: niente sbornia, facciamo i bravini, andiamo a letto prestino, così domani mattina saremo belli sveglini per non perdere il pullmino per Heindhoven e per prendere l'aeroplanino, diretto a casina. A disintossicarsi.

Purtroppo, il percorso obbligato che dall'ingresso dell'ostello porta verso la ripidissima scaletta e su su fino alle stanzette, passa accanto al bancone del bar.

La spina della birra era proprio lì, fresca, fedelissima, feconda, gocciolante, che attendeva solo un mio cenno.

E ha sorriso, la mia fedele spina della birra, quando le ho detto: sì, fammene una per favore.
Ha annuito e ha spinato le birre per me e per i miei amici. Grazie, o mia spina della birra, ti voglio bene.
E lei continuava a sorridermi e a spinarmi birra dorata e fresca. La sua paletta si piegava verso il basso, ancora e ancora, senza chiedermi niente in cambio, se non due euro e venti centesimi. Due euro e venti centesimi! Praticamente un prezzo simbolico.
Due euro e venti centesimi per tutto quell'oro nel bicchiere. Due euro e venti centesimi per tutta quella sua linfa fragrante e generosa.

- Domani mattina c'è un autobus per Heindhoven da prendere. Massì... ci facciamo l'ultima birra e poi a dormire il giusto sonno.

Al terzo giro, ho dovuto supplicare i miei amici sopravvissuti - e offrire - per non bere da solo.
Al quinto giro, piuttosto che non bere, ho bevuto da solo.

Poi il solito pastone confuso: il bianco dio della cucina che legge il suo libro, la televisione appesa al soffitto che sfarfalla tra MTV e la CNN, ignoti giovini che giocano a un ignoto gioco di carte, il lago verde del biliardo su cui navigano colorate sfere cosmiche, la mia coscienza che si riduce sempre di più.

Mi autodistruggo in un mare velenoso, amaro, dorato. Mi fa ridere l'immagine dell'ubriacone che beve per dimenticare. Cosa dovrei dimenticare? Non dimentico proprio niente, anzi, tutti i ricordi affiorano e si sfogano e si specchiano nel prossimo bicchiere vuoto. E il dolore che affiora si annebbia sopra di me e non riesco più a distinguere l'alba alla fine della notte.
Andare via, vorrei uscire in strada e andarmene, senza prendere aerei, treni, macchine, biciclette. No, non è vero. Adesso voglio fare una partita a quel biliardo lì. Da solo. Così sono sicuro di vincere. Anzi, ora mi siedo a quel tavolo e gioco a carte con quelli lì. O forse me ne starò qui a ricordare tutto, davanti a questo bicchiere semivuoto.

Nel frattempo, le lancette dell'orologio esploravano settori del quandrante a me sconosciuti.

Stamattina.
Suona la sveglia alle ore sei punto quindici.
Nello specchio, l'orrore di un volto sfigurato dal sonno e dall'alcool.

Basta.
Basta con la birra.
Basta.

Per tutto il viaggio non parlo molto, a parte qualche monosillabo e un paio di grugniti, ruminando pensieri impastati.
Non ho voglia di tornare a casa, non ho voglia di adagiare la mia carcassa sul divano, non ho voglia di niente.

Ora ho solo voglia di un'altra birra.

Pubblicato il 29/9/2006 alle 17.19 nella rubrica Viaje.

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