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Il dio dell'ostello.

30 aprile 2006

E' molto diverso, l'odore, oggi.

Adesso è un profumo di sapone pregiato, che fa a pugni con le pareti graffitate e la moquette macchiata. Nella "hall" - se così si può chiamare - dell'ostello, sulla parete in fondo, una porta a soffietto è sempre aperta  su quella che sembra una cucina.
Fin da quando sono arrivato, ovvero dall'altro ieri notte, un uomo è seduto lì a un tavolo e legge un grosso libro. Grossi ricci bianchi. Fuma e legge, legge e fuma.

Dopo la doccia rigenerante di stamattina, non è solo l'odore ad essere diverso. E' diversa la visione delle cose, dei particolari, dell'insieme.

Ad esempio: quell'uomo che legge un librone, seduto al tavolo della cucina, così circonfuso da quell'ovatta di luce cotonata, sembra un dio nordico o di qualche religione ormai dimenticata, calato nel fumoso mondo umano per qualche misterioso motivo. Forse aspetta qualcuno.
Qualcuno da giustiziare? Qualche criminale recidivo da condannare agli inferi? Oppure qualche giovine da far innamorare di qualcun altro?

O forse è solo il capoccia dell'ostello.

Devo - anzi, dovrei - bere meno, almeno oggi.

Era destino che, prima o poi, qualcuno lo avrebbe notato. Era destino, inevitabilmente. E lui, di affari inevitabili, se ne intendeva.
Quello smilzo con gli occhiali seduto là, davanti al bancone del bar, lo stava fissando da troppo tempo. Forse aveva intuito, forse...

...che noia. Come aveva sospettato, un dio non poteva stare tranquillamente a leggere il testo da lui stesso dettato e tramandato neanche nella cucina di uno sperduto ostello di Amsterdam.

A proposito, quanti errori in quel testo. Quante male interpretazioni, quante interpolazioni, intere frasi travisate, concetti completamente stravolti.
Avrebbe dovuto saperlo. Non avrebbe dovuto rispettare tutta quell'assurda trafila, quella burocrazia celeste: dettare la dottrina a un arcangelo, che l'avrebbe dettata a un cherubino, che l'avrebbe dettata a un angelo, che l'avrebbe dettata al mortale prescelto di turno o al gruppo di mortali eletti, mediante sogno, visione, epifania, apparizione, voci dall'oltretomba e/o infusione divina. Mortali prescelti che sarebbero stati solo i capistipite di una serie di numerosi stramboidi visionari, che avrebbero preso il testo e lo avrebbero soppesato, valutato, tradotto, chiosato, annotato, copiato, inanellato, infiorettato, qui non va bene, qui va corretto, questa parte è superflua, qui è a posto ma andrebbe modernizzata, questa cosa va spostata qui e questa lì, ecco finalmente un testo sacro come si conviene, la divinità voleva senza dubbio dire questeqquello e chi cambia una virgola è un apostata.
Fino alla successiva revisione ufficiale.

Avrebbe dovuto saperlo, e in effetti lo sapeva, ma ci aveva provato lo stesso.

Certo.
Vero è che non era stata poi un'idea così geniale cercare tranquillità in un ostello di Amsterdam proprio il week-end della Festa della Regina, quando 700.000 stramboidi visionari avrebbero invaso canali, vie, locali e soprattutto ostelli.

Riflettendo, pensò di nuovo che, a suo tempo, avrebbe dovuto dettare di persona tutta quella roba, senza intermediari.
A uno sano, però.

Pubblicato il 23/6/2006 alle 1.32 nella rubrica Viaje.

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