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"...vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala..."
Jorge Luis Borges, "L'Aleph"

Questo blog è sottoposto a regime autocensorio. L'autore si scusa per le offese arrecate e si impegna a non pubblicare mai più post diffamanti.

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24 gennaio 2005

Bésame mucho.

Bésame, bésame mucho,
Como si fuera esta noche la última vez.
Besame, besame mucho,
Que tengo miedo perderte,
Perderte otra vez.

Quiero tenerte muy
Cerca, mirarme en tus
Ojos, verte junto a mí,
Piensa que tal vez
Mañana yo ya estaré
Lejos, muy lejos de ti.

Bésame, bésame mucho,
Como si fuera esta noche la última vez.
Bésame mucho,
Que tengo miedo perderte,
Perderte después.

(Consuelo Velazquez)

Ho scoperto che sabato scorso, all'età di 83 anni, è morta la messicana Consuelo Velazquez, l'autrice di questa meravigliosa canzone.
Ormai è uno standard, ovvero un classico. Cantata in tutte le versioni, da tutti gli interpreti, è l'unica canzone di Consuelo Velazquez conosciuta a livello internazionale.

Aveva 17 anni quando l'ha composta, nel 1941.

Mi bastano le prime tre note, per ricordarmi il profumo e il colore del mio Messico. E per stringermi il cuore di nostalgia.




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15 dicembre 2004

Genova per noi (30 gennaio 2005).

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

Eppur parenti siamo un po'
di quella gente che c'è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.

Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l'annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po' randagi ci sentiamo noi.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia...
e intanto, nell'ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.

In un'immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise...

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

(Paolo Conte)




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21 settembre 2004

11 febbraio 1946.

"Cercavo te nelle stelle
Quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
Ma non mi diedero che poche volte
Solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
Meditai la bestemmia insensata
Che il mondo era uno sbaglio de Dio,
Io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
Ho gridato di no da ogni fibra,
Che non avevo ancora finito,
Che troppo ancora dovevo fare,
Era perché mi stavi davanti,
Tu con me accanto, come oggi avviene,
Un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c'eri tu."

(Primo Levi)




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19 luglio 2004

Ardo, e taccio il mio mal.

Ardo e taccio il mio mal, perch'io pavento
Che s'io scopro l'ardor, ch'entro mi sface
Foco di sdegno e non d'Amore accenda.
Io temo, io temo Amor, che non offenda
Più colei, che me stesso, il mio tormento,
Che di piacer a me forse le spiace,
Ond'io sostegno in pace
La guerra, che mi fanno i miei pensieri,
E s'io tento formar prieghi, o parole,
Fede, e Timor non vuole,
Ch'io procuri salute, o ch'io la speri:
Moro senza scoprir qual sono, qual fui,
E non fuggo il morir, ma l'ira altrui:
Pur nel silenzio i miei pensieri ascondo:
Vivo penando, e'n lagrimar mi sfaccio,
E moro alle speranze, al duol rinasco,
Sol di pensieri, e di sospir mi pasco.
E serbando il mio duol chiuso, e profondo
Dentro son tutto foco, e fuori un ghiaccio:
Vorrei parlar, ma taccio, perch'io non so ben dir quel ch'io vorrei,
Quand'io son lungi ardisco, appresso i'tremo.
Hor fuggo; hor torno, hor temo
E son morto in me stesso, e vivo in lei,
E divisa da me l'anima mia,
Per seguitar altrui se stessa oblia.

(Girolamo Frescobaldi)




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1 luglio 2004

Lo calamo d'infermità mentale.

Lo calamo d'infermità mentale
movesi'n codesto malato foglio
e verga sì con affettuoso piglio
un sonetto testimon d'un dì tale,

ché nell'altro oggidì dal cor mi sale
se non il sonno, qual vero mi doglio,
della ragion mia che perduto ha'l soglio,
in vece dell'officio ch'altrui cale.

Deh, pazza man che ben altro sai fare
pur in cotal faccende affaccendata
lo calamo afferra sol per voltare

su d'altre carte schiera, or orbata
dei ver dover che debbonti'mportare.
Ohi, ohi... 'ndarno feci tanta chiamata.




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3 giugno 2004

3 giugno 2004.

(...)
Baciami e per te sarò assassino di imperatori, fabbricante di pianoforti sognati dagli amanti, sarò la Carta del Mondo estratta dai tarocchi di una maga pazza e millenaria.
Baciami e potrai pronunciare il mio nome.
Baciami e mi sveglierò nella conchiglia di un Nautilo, invincibile.




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24 marzo 2004

Resto qua.

Resto qua
e la miseria sa cos'è l'amor
Natale è già passato
e non sono ritornato
lambrette e motorette
spernacchino l'oscurità

ecco qua
finito lo spettacolo e il miracolo
la luna sul tuo volto
la luce sul mio nome
scrosciano gli appla usi
la pioggia li riporta qua

ecco qua
e lo Smeraldo splende sempre
anche per noi
sugli ombrelli e sui cappelli infila
sull'atrio e sui gemelli
il sipario resta
e non ci sei tu
e non ci sono io

resto qua
mi abbagliano le macchine e i fanali
tre milioni d'anime
non ne fanno una
e quella che ora manca era la mia

ecco qua
e le finestre cambiano i padroni
passano le macchine a milioni
e i miei calzoni
adesso stanno in piedi anche da soli

resto qua
se non hai dato tutto non hai dato ancor
la lama taglia sempre dov'è fine
e dov'è fine è il cuore
conosco la mia strada
e la strada riconosce me...

ecco qua
regala perle il vento
e ne regalo anch' io
la luna sul tuo volto
la luce sul mio nome
il sipario resta
io me ne vado via.

(Capossela)




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14 febbraio 2004

Qué lindo es estar metido!

¡Qué lindo es estar metido
y vivir pensando en ella
y sentir que como un frío
se nos entra por las venas!
¡Qué lindo es estar metido,
palpitando que ella vuelva,
y sentir muy despacito
taconear por la escalera!

Aún recuerdo aquella noche
cuando, solos en la pieza,
al mirarme yo en sus ojos
soñaba la dicha eterna.
Y asomaban en su carita
lagrimones como perlas,
como diciendo: ¡Qué triste!
¡Qué triste ha da ser la ausencia!

¡Qué lindo es estar metido,
tiradito en la catrera
y ver que se va acabando
aquel cachito de vela!
¡Qué lindo es estar metido
y dormir pensando en ella,
mientras la cera, al quemarse,
va formando su silueta!

(P. Contursi, E. Delfino, 1927)




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19 novembre 2003

Con una rosa.

Con una rosa hai detto
vienimi a cercare
tutta la sera io resterò da sola
ed io per te..
muoio per te..
con una rosa sono venuto a te

bianca come le nuvole di lontano
come una notte amara passata invano
come la schiuma che sopra il mare spuma
bianca non è la rosa che porto a te

gialla come la febbre che mi consuma
come il liquore che strega le parole
come il veleno che stilla dal tuo seno
gialla non è la rosa che porto a te

sospirano le rose nell'aria spirano
petalo a petalo mostrano il color
ma il fiore che da solo cresce nel rovo
rosso non è l'amore
bianco non è il dolore
il fiore è il solo dono che porto a te

rosa come un romanzo di poca cosa
come la resa che affiora sopra al viso
come l'attesa che sulle labbra pesa
rosa non è la rosa che porto a te

come la porpora che infiamma il mattino
come la lama che scalda il tuo cuscino
come la spina che al cuore si avvicina
rossa così è la rosa che porto a te

lacrime di cristallo l'hanno bagnata
lacrime e vino versate nel cammino
goccia su goccia, perdute nella pioggia
goccia su goccia le hanno asciugato il cuor

portami allora portami il più bel fiore
quello che duri più dell'amor per sé
il fiore che da solo non specchia il rovo
perfetto dal dolore
perfetto dal suo cuore
perfetto dal dono che fa di sè.

(Capossela)




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9 ottobre 2003

Me muero por conocerte.

Me muero por conocerte.


Me muero por suplicarte, que no te vallas mi vida,
me muero por escucharte, decir las cosas que nunca digas,
mas me callo y te marchas, mantengo la esperanza
de ser capaz algún día, de no esconder la heridas que me duelen al pensar
que te voy queriendo cada día un poco mas…
cuanto tiempo vamos a esperar?


Me muero por abrazarte, y que me abraces tan fuerte,
me muero por divertirte, y que me beses cuando despierte,
acomodado en tu pecho, hasta que el sol aparezca,
me voy perdiendo en tu aroma, me voy perdiendo en tus labios que se acercan
susurrando palabras que llegan a este pobre corazón…
voy sintiendo el fuego en mi interior.


Me muero por abrazarte, y que me abraces tan fuerte,
me muero por divertirte, y que me beses cuando despierte,
acomodado en tu pecho, hasta que el sol aparezca,
me voy perdiendo en tu aroma, me voy perdiendo en tus labios que se acercan
susurrando palabras que llegan a este pobre corazón…
voy sintiendo el fuego en mi interior.


Me muero por explicarte, lo que pasa por mi mente,
me muero por intrigarte, y seguir siendo capaz de sorprenderte,
sentir cada día ese flechazo al verte.
¿Que mas dará lo que digan? ¿Qué mas dará lo que piensen?
Si estoy loca es cosa mía. Y ahora vuelvo a mirar,
el mundo a mi favor, vuelvo a ver brillar la luz del sol.


Me muero por conocerte, saber que es lo que piensas, abrir todas tus puertas,
y vencer esas tormentas que nos quieran abatir.
Centrar en tus ojos mi mirada, cantar contigo al alba,
besarnos hasta desgastarnos nuestros labios.
Y ver en tu rostro cada día, crecer esa semilla, crear, soñar,
dejar todo surgir, aparcando el miedo a sufrir.




permalink | inviato da il 9/10/2003 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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