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"...vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala..."
Jorge Luis Borges, "L'Aleph"

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13 gennaio 2006

"Sentiero Notturno" - Ludwig Hohl.


E' un libro sulla natura e sulla vita montana, pervasa di meditazione sull'interiorità.

Nel complesso, i 9 racconti della raccolta mi hanno annoiato a morte.
Non saprei dire quale sia il più noioso, ma certamente quello che dà il titolo al libro è il candidato favorito alla palma d'oro per la pesantezza.
Descrizioni naturalistiche stucchevoli dovrebbero fare da sfondo/ispirazione per le elucubrazioni intimistiche dell'autore. Su di me, invece, hanno fatto da sfondo/ispirazione per solenni dormite.
Molto ha contribuito la quasi totale assenza di una qualsivoglia trama, esclusi due o tre racconti, comunque scanditi da un ritmo lentissimo, continuamente spezzati da arzigògoli solipsistici.

L'impressione generale che ne ho ricavato, in ogni caso, è che il messaggio di questo scrittore svizzero suoni appunto come un "mi piace la montagna, oh quanto mi piace la montagna, guarda come ne scrivo bene e con che maestria, che bello rileggermi, mi sento proprio un bravo pittore della parola".
Sì sì, bravo, no, davvero non sto prendendo in giro.

Passando ai pregi, ho apprezzato moltissimo la brevità del libro. Scherzo.
L'ultimo racconto, quello su un riccio che cresce a dismisura, è l'unico che mi ha lasciato qualcosa, ma non basta certamente.
Faccio delle ipotesi, per una minima di equilibrio, sulla mia severità: forse l'ho letto nel momento sbagliato, forse non mi interessa particolarmente l'argomento, forse non è il mio genere di narrazione.

Nel racconto "Tre vecchie donne in un paese di montagna", parla di una vecchia che chiama "la spaventosa":

"Una bambola raccapricciante, ricoperta di stracci, che veniva giù barcollando per la strada, con passi microscopici; il viso scuro, sporco di una grigia figura d'argilla, simile tra l'altro al ritratto di Schopenhauer e Beethoven; e l'espressione di una persona trascurata dal mondo intero, che sa che tutto questo non cambierà mai."

E ancora, più avanti:

"Non lontano dalla porta si fermava, sempre rimanendo in silenzio, una bambola deforme, il viso grigio e spaventoso, peggio di come appare Beethoven nei ritratti più terribili."

Ora, io sono ignorante e non so nemmeno che faccia abbia Schopenhauer, d'altra parte non mi interessa, ma perché prendersela con Beethoven? Cosa avrà fatto mai di così terrificante da paragonargli una vecchia laida?
Caro Ludwig Hohl, giù le mani dal Maestro.




permalink | inviato da il 13/1/2006 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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