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"...vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala..."
Jorge Luis Borges, "L'Aleph"

Questo blog è sottoposto a regime autocensorio. L'autore si scusa per le offese arrecate e si impegna a non pubblicare mai più post diffamanti.

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15 maggio 2006

Caffè.

Problema.
Se x sono le ore di anticipo con cui arriviamo all'aeroporto di Orio, y il ritardo del volo, accumulato per il maltempo, e t il coefficente di tensione che sempre si aggrappa alle mie spalle ad ogni partenza per un viaggio, allora

(x + y)t = z

ove z è il tasso di noia tendente alla morte cerebrale.

Caffècaffècaffè! Mi drogo di caffè fino quasi all'overdose, per combattere l'apatia. Ed ecco che la droga scura accende la lampadina, mettendo in moto un meccanismo mentale perverso.

"Allora: calze, scarpe, mutande, camicie, felpa, pantaloni, spazzolino da denti, asciugamani, parrucche, riviste e libri per il nostro agente ad Amsterdam, macchina fotografica, cartina, blocco, penna... ho preso tutto?"

Questo è il classico discorso che si fa sulla porta di casa, con la valigia già fatta.
"Eppure sento che sto dimenticando qualcosa. Non so cosa, ma sento anche che quando mi renderò conto di quello che sto dimenticando, sarà senza dubbio troppo tardi, e mi metterò le mani nei capelli, perché sicuramente è una cosa importante. Che dico? Vitale."

Così, eccomi davanti alle uscite numerate degli imbarchi, all'aeroporto, con il caffè che attraverso il sangue pompa nel cervello un'ossessiva e inopportuna domanda: "Cosa hai dimenticato? Cosa hai dimenticato?"

Crick.

Una delle ruote degli ingranaggi, lubrificata dal caffè, si muove e scricchiola.

Crick grind.

Quando inoculo caffè nell'intelletto, l'effetto è sempre lo stesso: è come se un enorme mammuth meccanico cominciasse a divincolarsi farraginosamente dal grosso cubo di ghiaccio in cui era conservato.

Grindgrind.

"Le calze: prese."

Grindgrindgrind.

"Le mutande: prese."

Grindgrindgrind crick crick.

"La macchina fotografica: presa."

Grindgrindgrind crick crick sgraaaaaat!

Ecco l'ingranaggio giusto, quello fatale.
Ho dimenticato la cosa più importante di tutte: il vino.
Eccole là, sul balcone di casa mia, le tre bottiglie di vino eccellente comprate apposta.
Il nostro agente ad Amsterdam mi scuoierà e, così spellato, mi impanerà nel sale e nel dolore.

Idea: comprare un vinello allo spaccio dell'aeroporto.
Una bottiglia: 8 euro.
Vinaccio schifoso.
Che tristezza.

Maledetto caffè. Avrei dovuto prenderlo a casa.




permalink | inviato da il 15/5/2006 alle 22:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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