.
Annunci online

 
colonnedercole 
Confessione di un pazzo.
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  bombay
Clelia
g
Il Blog di eriadan
La Libreria di Desio
sbloggata
chia
Ossama Boshra
babele
miele98
Jac
psiko
BACCO
FotoBlog
Eveline
chinaski
simopal
LucaP
ludiprussia
Dinodrillo
hollygolightly
arsenico
napolino
Il Nome Della Cosa
julie
Mediagonal
Yogurtalimone
suibhne
viaggio
vetro
Chema Madoz
Alessandro Bavari
Warnews
Pino Scaccia
Taliesin
Nefeli
Centro Studi del Vicino Oriente
albatroferito
TV Cartoon mania
Florilegio
Afascinantisimo
delfi
Lia
Dacia Valent
kelebek
mirumir
Clockwork
Trenidicarta
Babsi
San
Laura
Sherif
Blog-grafie
  cerca

"...vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala..."
Jorge Luis Borges, "L'Aleph"

Questo blog è sottoposto a regime autocensorio. L'autore si scusa per le offese arrecate e si impegna a non pubblicare mai più post diffamanti.

Che tempo fa a Querétaro:

The WeatherPixie

Questo blog aderisce a:




Biblioteca:
"Nessun Dove" - Neil Gaiman
"La Disfatta" - Émile Zola
"Sentiero Notturno" - Ludwig Hohl








 Blog Aggregator 3.0 - The Filter
 

Blogs Directory


Google PageRank™ - Post your PR with MyGooglePageRank.com

 
 
Locations of visitors to this page 
My status


 

Diario | Quaderno | Politichese | Cinemino | Stereoscopio | Tesare | Viaje | Carta | Novelle da Due Frasi |
 
Diario
369909visite.

29 settembre 2006

Ritorno amaro.

1 maggio 2006

Basta.
Basta con la birra.
Basta.

Oggi si torna a casa.
Basta.

Ieri sera... ieri sera...

...ah, sì: dopo la spaghettata nella casa sul fiume, si è tornati di buon ora all'ostello. L'idea era questa: niente sbornia, facciamo i bravini, andiamo a letto prestino, così domani mattina saremo belli sveglini per non perdere il pullmino per Heindhoven e per prendere l'aeroplanino, diretto a casina. A disintossicarsi.

Purtroppo, il percorso obbligato che dall'ingresso dell'ostello porta verso la ripidissima scaletta e su su fino alle stanzette, passa accanto al bancone del bar.

La spina della birra era proprio lì, fresca, fedelissima, feconda, gocciolante, che attendeva solo un mio cenno.

E ha sorriso, la mia fedele spina della birra, quando le ho detto: sì, fammene una per favore.
Ha annuito e ha spinato le birre per me e per i miei amici. Grazie, o mia spina della birra, ti voglio bene.
E lei continuava a sorridermi e a spinarmi birra dorata e fresca. La sua paletta si piegava verso il basso, ancora e ancora, senza chiedermi niente in cambio, se non due euro e venti centesimi. Due euro e venti centesimi! Praticamente un prezzo simbolico.
Due euro e venti centesimi per tutto quell'oro nel bicchiere. Due euro e venti centesimi per tutta quella sua linfa fragrante e generosa.

- Domani mattina c'è un autobus per Heindhoven da prendere. Massì... ci facciamo l'ultima birra e poi a dormire il giusto sonno.

Al terzo giro, ho dovuto supplicare i miei amici sopravvissuti - e offrire - per non bere da solo.
Al quinto giro, piuttosto che non bere, ho bevuto da solo.

Poi il solito pastone confuso: il bianco dio della cucina che legge il suo libro, la televisione appesa al soffitto che sfarfalla tra MTV e la CNN, ignoti giovini che giocano a un ignoto gioco di carte, il lago verde del biliardo su cui navigano colorate sfere cosmiche, la mia coscienza che si riduce sempre di più.

Mi autodistruggo in un mare velenoso, amaro, dorato. Mi fa ridere l'immagine dell'ubriacone che beve per dimenticare. Cosa dovrei dimenticare? Non dimentico proprio niente, anzi, tutti i ricordi affiorano e si sfogano e si specchiano nel prossimo bicchiere vuoto. E il dolore che affiora si annebbia sopra di me e non riesco più a distinguere l'alba alla fine della notte.
Andare via, vorrei uscire in strada e andarmene, senza prendere aerei, treni, macchine, biciclette. No, non è vero. Adesso voglio fare una partita a quel biliardo lì. Da solo. Così sono sicuro di vincere. Anzi, ora mi siedo a quel tavolo e gioco a carte con quelli lì. O forse me ne starò qui a ricordare tutto, davanti a questo bicchiere semivuoto.

Nel frattempo, le lancette dell'orologio esploravano settori del quandrante a me sconosciuti.

Stamattina.
Suona la sveglia alle ore sei punto quindici.
Nello specchio, l'orrore di un volto sfigurato dal sonno e dall'alcool.

Basta.
Basta con la birra.
Basta.

Per tutto il viaggio non parlo molto, a parte qualche monosillabo e un paio di grugniti, ruminando pensieri impastati.
Non ho voglia di tornare a casa, non ho voglia di adagiare la mia carcassa sul divano, non ho voglia di niente.

Ora ho solo voglia di un'altra birra.




permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto        ottobre