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"...vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala..."
Jorge Luis Borges, "L'Aleph"

Questo blog è sottoposto a regime autocensorio. L'autore si scusa per le offese arrecate e si impegna a non pubblicare mai più post diffamanti.

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3 settembre 2006

Rito nazionale.

Dopo il museo, il rito nazionale.

Domanda: quale simbolo/feticcio rende noi italiani immediatamente e stereotipicamente riconoscibili agli occhi del resto del globo terracqueo?

Direi che molti sono i totem a cui gli italiani, da secoli, sono legati e imbavagliati: la pizza, il mandolino, pulcinella, la mafia, il giuoco del calcio, la mamma, arlecchino, il vino, Giotto, Leonardo da Vinci, il Colosseo, l'opera lirica, i poeti, i santi, i navigatori e molto altro.

Ordunque, prima di partire per l'Olanda, abbiamo deciso che era necessario ostentare in qualche modo la nostra italianità più becera, chiassosa e tamarra.

Scartati i navigatori e i santi, dato che si andava in aereo nella terra del peccato e della tentazione, non avevamo che da scegliere tra una vasta gamma di simboli e fuffaglia.

Non so ancora per quale motivo, i miei sodali non sono stati conquistati dalla mia brillantissima idea di andare in giro vestiti chi da pulcinella, chi da arlecchino, chi da Luciano Pavarotti provvisto, però, di coppola e lupara. Uno avrebbe suonato incessamente un mandolino, un altro avrebbe dovuto giocare in continuazione con un pallone cantando a squarciagola "Mamma" o una canzone a caso di Toto Cotugno, un altro ancora, una volta ad Amsterdam, avrebbe fatto il madonnaro per tutte le piazze dipingendo perfette riproduzioni della Gioconda, delle scene della Cappella Sistina e della Basilica di Assisi.
Il resto della compagnia avrebbe consegnato le pizze a domicilio.
Tutto questo indossando le improbabili parrucche che erano già in nostro possesso.

Proposta bocciata.

Si è deciso, alla fine, per il vino e gli spaghetti, i cui numerosi pacchetti sono stati equamente distribuiti fra tutti i bagagli.

La sacra liturgia della spaghettata, quindi, si consuma nella casa galleggiante dove vive il nostro agente ad Amsterdam.

Grandi sorrisi fra gli ospiti stranieri, un paio di vecchi amici olandesi e una tedesca: non c'è niente di più italiano di un italiano che cucina gli spaghetti al pomodoro, arrivati apposta dall'Italia. Niente a che vedere, ovviamente, con gli spaghetti che si mangiano, in genere, nei ristoranti all'estero.

Per non parlare del vino...

Maledizione, il vino.
Avevo rimosso di averlo dimenticato a casa
.

Stappiamo la bottiglia che, per mettere una maldestra pezza alla mia stupidità, ho comprato allo spaccio dell'aeroporto.

E mi ricordo del prezzo: 8 (otto) euro.
Fitta al fegato.

Mi astengo dall'assaggio e passo direttamente alla birra, acquistata su consiglio degli amici olandesi nel supermercato in centro ad Amsterdam.

E' ormai tre giorni che bevo solo birra e non tocco una goccia d'acqua.

"Squadra che vince non si cambia" affermo, tronfio.

La frase giusta, però, sarebbe: "se mischio con questo vino tutta la birra che ho bevuto finora, stavolta finisco al pronto soccorso."




permalink | inviato da il 3/9/2006 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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